Franco Simone

Franco Simone, soprannominato il “poeta con la chitarra”, rappresenta uno dei tipici casi della musica italiana che vedono un grandissimo talento raccogliere maggiore successo all’estero (in America Latina è considerato uno dei massimi autori internazionali) piuttosto che in Patria, dove comunque si è sempre distinto nonostante una certa mancanza di informazione sull’argomento da parte di molti media.
La sua carriera, iniziata nei primi anni ‘70, è da subito costellata di dischi con canzoni ricche di liriche straordinarie, per un modo di interpretare particolarissimo e originale, arricchito da un’intonazione sentita. Del primo decennio della sua strada si ricordano brani storici come Respiro, Paesaggio, Cara Droga, Fiume grande, Tu e così sia, Sono nato cantando... tutte canzoni che chi oggi segue certe mode deleterie per la musica con la M maiuscola probabilmente ne ignora l’esistenza.

Ma la cosa ancor più grave è che, nonostante Franco Simone vanti una carriera discografica lunghissima e continua, ricca di soddisfazioni sia per lui che per chi ha l’onore di poterlo ascoltare, molti tendono a relegarlo nella categoria delle metore. Ignorando, ad esempio, che proprio negli anni ‘80, a cui dedichiamo questo sito, il cantautore salentino ha prodotto alcuni dischi di levatura assoluta che dovrebbero (per chi avesse la volontà di avvicinarvisi) definitivamente mettere a tacere certi giudizi affrettati.

Si parte dall’album Racconto a due colori (1980), pubblicato anche in versione con vinile giallo, che contiene la bellissima Tu per me e una sentita rilettura di un classico come Il mondo, oltre a canzoni di livello come Racconto, oppure La mia gente.

Due anni di silenzio e arriva un altro grande disco: Gente che conosco (1982), album di svolta a livello ritmico, con sapori rapidi come sulla famosa Sogno della Galleria, vero flash di immagini, coinvolgente. Tutto l’album è penetrato di personalità, fantasia, colori. Insomma, un disco magnifico per un Franco Simone molto carico anche nel corso delle esibizioni televisive. Ancora un biennio si deve aspettare per poter ascoltare Camper (1984), altro ottimo lavoro dove spiccano Notte di San Lorenzo, bellissima poesia, Clara, la stessa Camper e l’allegra Se dipingessi mia madre.

Chi non ha sentito dischi come questi, lo ripeteremo all’infinito, non può giudicare l’artista Franco Simone perché gli mancano dei tasselli fondamentali per poterne parlare.
Ma andiamo avanti con Il pazzo, lo zingaro e altri amici (1986) che, preceduto dalla partecipazione a Sanremo 1985 con il singolo Ritratto (mai inserito in LP), contiene una delle sue più belle composizioni, Gli uomini, ripresa poi successivamente anche in altri lavori come il recente (altro che cantante di 30 anni fa...) Dizionario (rosso) dei sentimenti. E nel 1989 si chiude il “nostro” decennio con l’incredibile Totò, disco di rara poesia e varietà di suoni tanto da raggiungere le classifiche americane di Billboard nella versione latina “El comico”.


Di questo album è difficile segnalare un brano portante, in quanto è un funambolico esercizio di classe, a cominciare dalla title track che rende omaggio al più grande comico italiano (e forse anche attore) con un testo magnifico e struggente interpretato su una melodia di suo pari.

Si chiudono quindi così, in bellezza, gli anni ‘80 di Franco Simone, che continuerà poi a fare dischi di classe, premiati dalla critica a livello europeo. Il tutto raccogliendo un grande successo di pubblico nei suoi spettacoli e mantendendo inalterato il suo amore per la musica, il coraggio di artista e in definitiva, la trasparenza di poeta e persona.

E come scrisse nella emozionante Una storia lunga una canzone “dicono di me che io brucio tutto ma poi c’è qualcosa in questa voce mia, qualcosa che mi ha dato Dio, la parte mia migliore”.



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