Mario Castelnuovo

Che cos'è la poesia?

Ci sono pochi cantautori in Italia in grado di dare una risposta sincera con le loro opere. Uno di questi è Mario Castelnuovo.

Classe 1955, nato a Roma ma di origini lombardo/toscane, Mario sale alla ribala nel 1981 in occasione di un concorso dell'allora Domenica In, che vinse.

La canzone è nientemeno che "Oceania", piccolo gioiello dai sapori progressive, e contenuto nell'album "Sette fili di canapa" (1982), omonimo dell'incredibile brano presentato al Sanremo dello stesso anno. Enigmatica, onirica, travolgente, quest'ultima composizione è rimasta scolpita nella memoria del pubblico per la sua innovazione, la ritmica suadente, il recitato coinvolgente....

Ma tutto il disco trasuda di classe, spontaneità, poesia (un altro singolo di buon successo fu "Illa")... quella stessa poesia che ritroviamo 2 anni dopo in "Nina" (1984), splendido affresco di amore bellico, probabilmente il più grande successo di Mario. Una canzone violenta nella sua dolcezza emozionale, nel suo essere racconto identificativo.

Il nuovo album (Mario Castelnuovo), che la contiene, non delude le aspettative. E' un elegante passeggiata nella poesia di Castelnuovo, a cominciare dall'esordio di "Buona stella". Ma Mario non dorme sugli allori e con il successivo "E' piazza del campo "(1985) presenta una raccolta cruda, complessa, sperimentale e poco radiofonica, incentrato sull'arte della parola piuttosto che dei suoni. Insomma chi si aspettava una replica di "Nina" rimane spiazzato.

L'impressione è che Mario segua fortunatamente il suo istinto di artista anziché ascoltare le sirene delle classifiche. Istinto e vena compositiva che nel 1987 fa nuovamente capolino in "Venere", che oltre a contenere la limpida e sognante "Madonna di Venere" (portata al Festival dello stesso anno) include quel ricamo indelebile che è "Rondini del pomeriggio", canzone commovente e acuta nell'osservazione dei segreti del cuore.

Gli anni '80 (ma non la produzione, che continuerà ancora) di Mario si chiudono con lo splendido "Sul Nido del Cuculo" (1988), disco ricco di suoni, arrangiamenti da dieci e lode e storie, dove eccelle la title track, ancora una volta testimonianza di una rara capacità e libertà compositiva.



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