Michele Zarrillo

Cronistoria di un periodo travagliato.

Gli anni ’80 hanno per Michele Zarrillo un doppio significato: da una parte rappresentano il suo esordio da solista nel panorama discografico italiano, dall’altra gli rendono poca giustizia nonostante il buon numero di singoli e le partecipazioni a Sanremo.

Romano, classe 1957, inizia la sua carriera molto presto, entrando in importanti gruppi dell’underground capitolino. Le sue grandi doti di chitarrista gli permettono di partecipare al progetto progressiveSemiramis” nel quale affiancherà suo fratello Maurizio e il futuro cantautore Giampiero Artegiani. Non potendo però reprimere la proprie qualità vocali, nel 1974 passa alla guida dei “Rovescio della Medaglia” cominciando ad affermarsi e a raccogliere i primi consensi.

Due anni dopo firma per l'etichetta Aris i primi singoli della sua carriera da solista con lo pseudonimo di Andrea Zarrillo: "Maledetta signora" e "Il vero amore" confermando la sua potente vocalità.

Nel 1979 decide di passare alla CBS e di tornare al suo vero nome incidendo prima "Indietro no" e l'anno successivo “Più forte” entrambi scritti da coloro che segneranno gran parte della prima produzione discografica di Zarrillo: Gaetano Savio e Paolo Amerigo Cassella

L’anno seguente esordisce a Sanremo nelle Nuove Proposte con “Su quel pianeta libero” uno slow malinconico che porta nuovamente le firme di Cassella e Savio.

Il brano, pur affrontando tematiche amorose, è molto innovativo, sia nel testo che nell’arrangiamento. In particolare gli archi accompagnano la voce del cantautore impegnato ad interpretare il senso di cambiamento e liberazione che gli autori vogliono sottolineare. Evocativi alcuni versi: “…ripulire un pianeta per te senza fare rumore… raschierò via la ruggine che lascia dovunque il rancore…”.

Nonostante l’indubbia qualità del pezzo e la maturità di cui abbiamo accennato, Zarrillo mostra una scarsa attitudine al palcoscenico ed una bassa propensione alla cura della propria immagine finendo prevedibilmente “schiacciato” dalle eccentricità coreografiche del periodo.

L’anno seguente pubblica il suo primo LP: Sarabanda includendo il singolo d’esordio “Più forte” e ovviamente “Su quel pianeta libero”. Altri brani degni di interesse sono: “Dormi”, “Indietro no” e la simpatica “Stop, non t’amo più”.

Nello stesso anno è ancora a Sanremo, ancora una volta inserito nelle Nuove proposte e sempre con un pezzo piuttosto toccante. Si tratta di “Una rosa blu”, brano che anticipa di quasi un trentennio il tema dei tatuaggi e pone al centro della scena i costumi libertini di una misteriosa fanciulla. Anche in questo caso non ottiene il meritato successo.

Esattamente quindici anni dopo la riproporrà in una nuova veste inserendola nel best L’amore vuole amore e vendendo circa 600.000 copie. Il nuovo arrangiamento non è tuttavia casuale: i toni più morbidi (ottenuti mediante nuova ritmica e differente strumentistica) che sfumano l’atmosfera marcatamente malinconica, ne sanciscono il successo pur stravolgendo l’azzeccato filo conduttore originale.

Nel 1983 esce “Valery un bellissimo pop/funky composto con Giampiero Artegiani e Totò Savio che ne firma anche produzione e arrangiamenti. Recita il testo: ...Valery... gli sfregi sul cuore non si curano così...non è colpa tua se quel bastardo ti tradì… una trama che sembra ricordare “Una rosa blu”.

Quattro anni dopo, quando forse aveva perso le speranze, rivoluziona la propria carriera e sale sul treno del successo. Abbandona la CBS per la Fonit Cetra e porta a Sanremo 1987 “La notte dei pensieri”. Inspiegabilmente relegato tra i “giovani” vince la propria categoria entrando prepotentemente in classifica. Il brano, composto da Luigi Albertelli, Luigi Lopez e Daniele Baima Besquet  diverrà tra i più rappresentativi di tutta la sua carriera. Ancora oggi la reazione del pubblico all’esecuzione nei live è sorprendente: indimenticabile.

L’anno successivo si fregia un’altra volta della collaborazione di Giampiero Artegiani portando tra i Big a Sanremo “Come un giorno di sole e ripiombando rapidamente nella penombra.

Si ripresenterà, con l’incoraggiamento di Antonello Venditti e la produzione di Alessandro Colombini, nel 1992 con "Strade di Roma" riuscendo ad intraprendere una carriera più consone alle sue qualità di polistrumentista e di cantautore davvero straordinarie. A cominciare dal successo di "Cinque Giorni".

Chi volesse ripercorrere il periodo ottanta di Michele Zarrillo può cercare il CD “Una Rosa Blu” edito dalla Columbia nel 1998. La raccolta è in realtà l’edizione digitale dell’Album “Sarabanda” con l’aggiunta della title track.


Recensione Ottantaedintorni Concerti:
Unici al mondo Tour (13/12/2011)


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