Dopo un trascorso 'progressive', da giovanissimo, nei Semiramis in cui figurava anche Giampiero Artegiani, Michele Zarrillo - 23 anni - eccellente chitarrista dotato di qualità vocali non comuni si presenta al Festival di Sanremo del 1981 con la dolcissima Su quel pianeta libero.
La canzone è firmata da Amerigo Cassella e Totò Savio, presenti al festival con altri due pezzi da novanta quali Maledetta Primavera di Loretta Goggi e Tu cosa fai stasera di Dario Baldan Bembo (scritta da quest'ultimo con il solo Cassella) con i quali ottengono rispettivamente secondo e terzo posto facendosi soffiare la vittoria da Per Elisa, interpretata da Alice e scritta da Franco Battiato e Giusto Pio).
Nonostante le tematiche, comuni nel periodo, il brano di Zarrillo è molto originale sia dal punto di vista testuale che musicale. In effetti gli archi si intercalano in maniera duadente con la struggente voce del cantautore che interpreta perfettamente il senso di cambiamento e liberazione che gli autori vogliono sottolineare. Indimenticabili alcuni versi […] “ripulire un pianeta per te senza fare rumore raschierò via la ruggine che lascia dovunque il rancore” […]
Nonostante l’indubbia qualità del pezzo, Zarrillo non riesce a far breccia negli ascoltatori forse anche a causa di un look non troppo curato e della sua naturale propensione alla non apparenza.
L’anno successivo si ripresenta al Teatro Ariston con un altro pezzo toccante, Una rosa blu che narra le vicende di una misteriosa ed eccentrica fanciulla. Anche in questo caso non ottiene il meritato successo.
Esattamente quindici anni dopo, Michele la riproporrà in versione riarrangiata inserendola nel best L’amore vuole amore vendendo qualcosa come 600.000 copie. Non si pensi che l’arrangiamento del brano sia casuale: i toni più morbidi (ottenuti mediante nuova ritmica e strumentistica aggiornata) che sfumano l’atmosfera marcatamente malinconica sanciscono infatti il successo della nuova versione pur stravolgendo l’azzeccato filo conduttore originale.
Nel 1983 passa ancora una volta inosservato nelle charts italiane con la bellissima Valery composta con Giampiero Artegiani e Totò Savio che ne firma anche produzione e arrangiamenti. Oltre al ritmo coinvolgente è il testo a farla da padrone: [...]...Valery... gli sfregi sul cuore non si curano così...non è colpa tua se quel bastardo ti tradì....[...] un testo che sembra ispirarsi alla storia di "Una rosa blu".
Occorre attendere quattro anni per ritrovare Zarrillo ancora a Sanremo - tra i giovani - con La notte dei pensieri il brano che diverrà tra i più rappresentativi di tutta la sua carriera. Il brano è scritto dallo stesso inteprete insieme a Luigi Albertelli, Luigi Lopez e Daniele Baima Besquet. Finalmente vince la categoria giovani ed entra prepotentemente in classifica.
L’anno successivo si fregia un’altra volta della collaborazione di Giampiero Artegiani portando tra i Big a Sanremo Come un giorno di sole, tornando tuttavia rapidamente nella penombra.
Si ripresenterà, con l’appoggio di Antonello Venditti e la produzione di Alessandro Colombini, nel 1992 con Strade di Roma e da li intraprenderà finalmente una carriera più consone alle sue qualità di polistrumentista e di cantautore davvero straordinarie. A cominciare dal successo di Cinque Giorni.