Milva

Milva, un tocco di classe universale

Quando si parla di grandi signore della musica italiana non si può non citare Milva. Probabilmente fra le nostre ultime dive, per portamento, classe e interpretazione, capace di affrontare un vasto repertorio - da Bertolt Brecht al pop - con uno stile ormai (purtroppo) sempre più messo da parte dalle voci odierne, la cosiddetta pantera di Goro rappresenta di fatto una di quelle artiste di cui l'Italia ha il dovere di andare fiera.

La ragione è semplice: difficile trovare un personaggio così completo in grado di spaziare dal teatro alla musica leggera senza mai perdere di credibilità, anzi donando a quest'ultima anche una certa aurea di nobiltà. Il merito è senz'altro suo e di qualità uniche che l'hanno portata sì a scegliere con intelligenza il repertorio proposto al cosiddetto mercato popolare. Ma anche di chi è stato al contempo capace di cucirle addosso canzoni che ne hanno di fatto decretato il successo internazionale.
 
Successo quindi dovuto non solo alle sue collaborazioni più impegnate (da quella con Giorgio Strehler a quella con Astor Piazzolla fino allo splendido album sulle poesie di Alda Merini musicate da Giovanni Nuti) ma anche sui versanti più pop dove senz'altro i tre lavori realizzati con l'apporto di Franco Battiato, dei quali due pubbicati negli anni '80, hanno lasciato un segno importante nella discografia italiana.
 
Nel 1982 esce infatti Milva e dintorni che, guidato dal singolo Alexander Platz (pubblicato anche in versione francese e tedesca, in quest'ultimo caso con un testo sostanzialmente rivisto), rappresenta di fatto una importante pietra miliare della sua carriera. Se già nel 1980 l'album La rossa, frutto di una collaborazione con Enzo Jannacci, aveva aperto il decennio in modo importante, è senz'altro due anni dopo che si compie quel passo ulteriore e decisivo per far capire al pubblico tutta la capacità Milva di essere esponente di una sofisticata modernità.
 
I testi di Battiato, in piena era La voce del padrone, incastonati sulle musiche di Giusto Pio rappresentano in sostanza dei piccoli capolavori che si innestano senza incertezze sulla vocalità dell'interprete, che dal canto suo restituisce il favore facendoli completamente suoi e aggiungendovi una reale unicità. Ma Milva e dintorni è solo il primo capitolo di questa felice collaborazione. 
 
Le strade dei protagonisti si incrociano infatti di nuovo sette anni dopo quando, successivamente ad alcuni lavori comunque di livello compresi quelli frutto dell'accoppiata con Vangelis, viene pubblicato Svegliando l'amante che dorme, lanciato dal singolo Una storia inventata, evocativo, nostalgico e al contempo elettronico e vivace. Il pubblico probabilmente lo ricorda meno rispetto a Milva e dintorni, ma il risultato si mantiene sullo stesso livello assoluto del precedente, con quelle soluzioni linguistiche e musicali tipiche delle composizioni di Battiato.
 
Bisognerà invece aspettare il 2010 per gustare appieno un nuovo lavoro dove la mente dell'autore siciliano incrocia spartiti e produzione con la voce di Milva. Questa volta il progetto, intitolato Non conosco nessun Patrizio, prevede una riproposizione di brani del passato, interpretati sempre con la grinta e la classe universale di Maria Ilva Biolcati. Basta ascoltarne anche una sola traccia, Io chi sono?, per coglierne tutte le essenze.


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