The Buggles

I Buggles sono stati e sempre saranno uno dei gruppi più rappresentativi degli anni ’80. C’è chi si azzarda ad affermare che la loro musica faccia da spartiacque tra la dance a zampa d’elefante e l’inizio del synthpop.

Sull’origine del loro nome si sa ben poco. Ci sono principalmente due correnti di pensiero: la prima è che non significhi nulla anche perché non presente nel  dizionario angloamericano, la seconda che sia una sagace storpiatura del ben più noto termine “Beatles”.

La band si è formata nel 1976 grazie all’incontro di Trevor Horn (vocalist/polistrumentista) e Geoff Downes (tastierista),  entrambi alla ricerca della consacrazione definitiva dopo alcune esperienze in gruppi della scena inglese. La vera e propria scintilla scoccherà nel 1979 grazie al singolo di debutto che darà ad entrambi una visibilità planetaria: “Video killed the radio star”.

Un titolo che già di per sé incuriosisce instillando subito un dubbio: è stato anche profetico? Personalmente risponderei: in parte si in parte no. La radio, nonostante l’attacco congiunto di televisione e (molto più tardi) internet ha sempre mantenuto una sua dignità, forse anche una certa qualità… ma abbandoniamo questa parentesi sui media e torniamo a noi.

Il brano, firmato dalla coppia Horn/Downes e la partecipazione di Bruce Woolley fa rapidamente il giro del mondo distinguendosi principalmente per queste caratteristiche:

  • Ricco e raffinato uso di sintetizzatori
  • Intro arpeggiata e delicata in totale contrasto con una ritmica Techno davvero trascinante.
  • Voce di Trevorn Horn filtrata con un effetto tra la cornetta telefonica e un megafono.
  • Cori volutamente frivoli ma che diventeranno un fattore distintivo di successo.

Occorre anche ricordare che la versione videoclip, diretta dall’australiano Russell Mulcahy e ben nota per i curiosi occhialoni di Horn e per l'aliena intrappolata in un cilindro di plexiglass, passerà alla storia quale primo video trasmesso su Music TeleVision meglio conosciuta come MTV.

Il brano spopola anche in Italia con settimane e settimane di permanenza nella “Hit Parade” irrompendo in un mercato allora dominato da gruppi dall’impronta marcatamente settanta e dal crescente fenomeno del cantautorato nazionale.

Prima dell’interpretazione dei Buggles, “Video killed the radio star” era stato provinato da Tina Charles (suadente voce di “I love to love”) e inciso dai Camera Club con la partecipazione guarda caso  proprio del co-autore Bruce  Woolley.  Quest’ultima versione,  più aspra e dark è certamente meritevole di un ascolto approfondito.

Nel corso degli anni il  brano sarà oggetto di molte cover e utilizzato in molte pubblicità. Alcuni esempi:

  • Interpretazione dei Mini Pops sigla del Cartone “La macchina del tempo”
  • Pubblicità AIA – “BonRoll”
  • Pubblicità Kinder – “Gli Stralunati”

E tantissime altre in particolare di stampo Punk, genere che ben si adatta al brano per via della ritmica ossessiva.

La loro produzione

Il loro primo LP “The age of plastic” (1979 – Island Records), anch’esso dal titolo iconico, è una vera sorpresa. Oltre alla hit di cui abbiamo ampiamente parlato, contiene tanti altri brani che dimostrano l’abilità nel duo nel confezionare con cura il nascente pop ottanta. Faccio riferimento alla ritmata “Kid Dynamo”, alla più eterea “Elstree” che lascia l’ascoltatore piacevolmente impressionato grazie a sonorità dal sapore antico e a campionamenti emozionanti (vedi un passaggio di “panpot” con il galoppo di un cavallo) passando per la marziale “Living in the plastic age” e terminando con l’ipnotica “Johnny on the Monorail”.

Singoli estratti: “Video killed the radio star”, “Living in the plastic age”, “Clean Clean”, “Elstree”.

Insomma chi si approccia a “The age of plastic” con scetticismo pensando a brani corollario di un unico successo potrebbe avere una “brutta” sorpresa. Prerequisito per poterlo ascoltare ed apprezzare: amare la musica elettronica e il ritmo 8 Beat.

Il secondo LP “Adventures in modern recording” (1981 – Island Records), ristampato non da molto in CD, è un disco maggiormente sperimentale e piuttosto avanti con i tempi. Forse strizza l’occhio ad alcune sonorità di Jean-Michel Jarre (cfr. LP “Oxygene”, “Equinoxe”), ma la title track , "Lenny", “I’m a camera” e “Riding a tide” sono brani degni di nota.

Singoli estratti: “Adventures in modern recording”, “I’m a camera”, “On TV”, “Lenny” e “Beatnik”.

“Adventures in modern recording” segna purtroppo la fine delle produzioni della band.

I progetti post-Buggles

A seguito dello scioglimento della band entrambi gli artisti verranno coinvolti in importanti progetti di respiro internazionale.

Geoff Downes oltre ad essere entrato negli “Asia” nel 1980 quando ancora i Buggles erano attivi raggiungerà gli “Yes” nel 1982.

Trevor Horn, oltre a partecipare attivamente al progetto “Yes” firmando 90125 LP della svolta pop,  produrrà moltissimi gruppi tra i quali: “ABC”, “Frankie goes to Hollywood” e “Art of noise”.



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