Toto Cutugno

E' il 1983 quando Toto Cutugno (vero nome Salvatore) si aggiudica moralmente il Festival della Canzone Italiana con un brano, L'Italiano, destinato a fare il giro del mondo nonché a etichettarlo come massimo rappresentante di quel genere che i critici definiscono Nazional Popolare…

In realtà, fino a quel fatidico Sanremo, Toto aveva portato avanti una carriera di assoluto livello, scrivendo e interpretando brani eccezionali che lo avevano affermato già dagli anni '70 come uno dei più apprezzati compositori italiani. Il suo esordio di interprete, avvenuto nel 1976 con la formazione degli Albatros e la particolarissima Volo AZ504, fu il preludio a un continuo mietere successi fino al trionfo sanremese del 1980 con la celeberrima Solo Noi.
Questo brano si apre con una maestosa introduzione di archi e chitarra che disegnano poi quello che sarà il ritornello, fino al dolce tocco del pianoforte a cui fa da controcanto un violino e, appunto, all'esplosione di "Solo noi… solo noi… solo noi…". La voce di Toto, graffiante ed energica, molto simile a quella di Adriano Celentano, spara al massimo in questa strepitosa canzone.

Lo stesso anno Toto raddoppia all'importante festival giapponese "Yamaha" di Tokyo con il brano Francesca non sa e porta in classifica Miguel Bosè con Olympic Games. Con Mike Bongiorno Toto aveva composto nel 1978 anche la incalzante Donna Donna Mia, sigla finale del celebre quiz del giovedì sera "Scommettiamo" e altra dimostrazione di come sia in grado di ideare melodie particolarmente ariose, pur nella semplicità strutturale. Un'altra sigla, ancora con Mike e il "Signor no" Ludovico Peregrini, Toto la propone nel 1980: Flash. Questo brano rivela anche l'anima più energica del nostro, con effetti speciali (bellissimo l'iniziale Flashhhh…), fraseggi di chitarra elettrica e batteria in primo piano. Un Toto più ritmato che mai, insomma.

Il fatto che questo periodo sia veramente quello d'oro è dimostrato da due gioielli che dona a Celentano: Il tempo se ne va (1980) e Soli (1978). Di quest'ultimo Toto seppe anche dare una sua strepitosa interpretazione che alcuni critici ritengono addirittura superiore a quella del grande Adriano, al quale affidò anche altri brani, quali ad esempio Innamorata, incavolata a vita (colonna sonora del film "Il bisbetico domato") e Un po' artista, un po' no.
Sempre di questi anni sono alcuni suoi brani meno conosciuti, come la struggente Ma…, la melodica Liberi e la pulsante Una serata come tante, ma di assoluto valore. Insomma, il cantautore che nel 1975 scrisse L'Etè Indien portata al successo in mezza Europa da Joe Dassin - e nota in Italia con il titolo di Africa - , dimostra - tra la fine dei '70 e l'inizio degli '80 - di avere i numeri del grande melodista. E questo è ancor più vero se ascoltiamo La mia musica (1981), eccezionale bolero dove si aggiungono i vari strumenti in un crescendo d'orchestra e cori.
E ritorniamo allora a quel 1983 con cui abbiamo aperto. Da allora Toto è stato maltrattato dalla critica a causa di alcuni brani giudicati troppo banali, ma che invece avevano semplicemente la colpa di trattare temi chissà per quali ragioni "vietati": le mamme, i figli, i sentimenti … e L'Italiano è appunto un piccolo gioiello del genere, che racconta in modo magistrale quell'italianità che molti di noi faticano ad ammettere.

Toto ha successivamente continuato ancora a scrivere buone canzoni (Gli Amori, Emozioni, Faccia Pulita, la divertente e agreste Voglio andare a vivere in campagna… Io Amo per Fausto Leali, Io (per le strade di quartiere) Per Franco Califano…) e ad essere molto apprezzato all'estero (nel 1990 vinse a Zagabria l'Eurofestival con Insieme 1992), oltre a guadagnare punti anche come intrattenitore televisivo (Domenica In, Mezzogiorno in famiglia, lo stesso Eurofestival nel 1991 a Roma). E nel 2002 l'album Il treno va… ha fatto un successone nelle classifiche francesi, dopodiché sono seguiti Come Noi Nessun Al Mondo (con la partecipazione a Sanremo insieme ad Annalisa Minetti, 2005) e Un falco chiuso in gabbia (2008).



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