Biografia di Peppino Di Capri
Peppino Di Capri è considerato dai più uno di quei personaggi della musica italiana legato indissolubilmente agli anni ’60. La sua particolare voce nasale ha di fatto accompagnato le serate della generazione del boom economico, e i suoi ritmi, le ballate risuonano ancora nelle orecchie dei giovani di allora.
In realtà Di Capri è ancora oggi uno dei pochi rappresentanti di quel periodo a riscuotere successo con nuove produzioni, sapendosi rinnovare senza tradire le sue caratteristiche di intrattenitore. Un professionista, insomma, che - cosa non da poco - sa veramente cantare e suonare.
Dopo essersi aggiudicato un paio di edizioni del Festival di Sanremo, 1973 e 1976, con due belle canzoni (“Un grande amore e niente più” e “Non lo faccio più”), lega in seguito la sua storia anche agli anni ’80. Dopo la confidenziale e moderna “Tu cioè” del 1980, Peppino tira fuori dal cilindro una serie di brani di grande livello cominciando dalla ritmata “E Mo’ E Mo’” del 1985.
Questa canzone, in lingua napoletana, è costruita su uno splendido refrain dove l’impostazione dell’interprete gioca sul piano elettrico che fa da controcanto. E’ un magnifico brano che invita a non star fermi sulla sedia e a battere il tempo appassionatamente. E difatti lo stesso Peppino pesta con convinzione sui tasti del piano mentre presenta il brano al pubblico del Festival, ammiccando con maestria.
Ma il vero capolavoro arriva due anni dopo. “Il Sognatore”, firmata tra l’altro dalla sapiente mano di Toto Cutugno, rappresenta senza dubbio il culmine espressivo di quell’annata.
Il brano inizia con il fischiettio che anticipa quello che sarà poi il ritornello. Il testo, poi, è particolarmente profondo saldandosi nella testa dell’ascoltatore “son diventato un sognatore, per sentirmi meno solo… vendo sogni per mestiere…”, “e vado viaaaaaa… ti lascio sulle labbra una poesia… queeeel che sarààà per questa vita che importanza ha!”.
L’interpretazione sul palco dell’Ariston è di altissimo livello, il pubblico in sala applaude convinto ma Peppino, sempre tranquillo ed elegante, non si lascia andare a sceneggiate ringraziando in modo composto con un inchino.
Un gran signore, insomma, dal quale molti dovrebbero imparare.
Da notare che quell’anno abbandona il tradizionale casco di riccioli per un taglio più classico che lo accompagnerà da lì agli anni a venire.
Nel 1988 e nel 1989 ribadisce infine ancora il momento magico con “Nun Chiagnere” e “Il Mio Pianoforte”, concludendo alla grande il decennio.
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