Donatella Milani si racconta a OED

lunedì 23.04.2012

In questa intervista rilasciata a Ottantaedintorni Donatella Milani racconta il suo presente artistico e snocciola qualche ricordo del passato.

Com’è nata l'idea di remixare Volevo dirti con Alex Farolfi e pensi di riproporre in questa forma anche altri tuoi successi come Libera, Lontani noi, Vorrei farti capire...?
 
Beh devo dire che non è una cattiva idea quella di mettere in progetto il remixare anche gli altri miei successi! 
L’idea di “Volevo dirti rmx 2012” è nata assolutamente per caso, quando sono stata contattata dai deejay che poi hanno concretizzato il remix che adesso suona nelle radio. Ci siamo incontrati a Milano e loro mi hanno fatto vedere al cellulare un video di quello che accadeva in alcune discoteche quando remixavano la mia “Volevo dirti” old version…sono rimasta sorpresa nel notare l’entusiasmo con il quale le nuove generazioni si scatenavano sul mio brano. I deejay hanno insistito per promuovere questa operazione.
Esistono due versioni di questo remix (L’original by Alex Farolfi e l’altra version by Sangio & Pigna). E la cosa più bella è stata quella della risposta delle radio che hanno accolto questo mio rientro con un bell’entusiasmo.
 
A cosa ti stai dedicando in questo momento? Quali sono i tuoi progetti professionali attuali e futuri? Puoi dirci qualcosa di più della tua scuola di canto?
 
Io sono una persona che non fa mai troppi progetti. Diciamo che amo vivere alla giornata, prendendo quello mi offre giorno per giorno. Non ti nascondo che il fuoco sacro dentro di me non si è mai spento e quindi se arriveranno proposte valide non vedo perché non valutarle. Ma non è la priorità. Cerco però di stare con i piedi per terra, ben saldi, e come si suol dire “se son rose fioriranno…”. Mentre prendo molto sul serio il mio lavoro di insegnante nella scuola di canto che da anni conduco con grande soddisfazione. Una scuola dove ho cercato di collocare la mia esperienza artistica al servizio delle nuove generazioni trasferendo la mia emozione ma soprattutto la mia concretezza. Per fare questo mestiere occorre innanzitutto umiltà e determinazione, doti spesso dimenticate ma molto efficaci. E i miei allievi mi amano proprio per questo mio essere diretta con loro. Li ringrazio perché danno linfa alla mia più grande passione: musica 
 
Qual è secondo te lo stato di salute della scena musicale italiana odierna? Cosa ne pensi dei talent show rispetto ai tempi in cui si faceva una lunga 'gavetta' e quali sono i suggerimenti che daresti agli aspiranti cantanti?
 
La scena musicale attuale è forse un attimo precaria. Non ci sono grandissime novità a parte qualche bella eccezione come Negramaro, Tiziano Ferro, Mengoni, Modà… . Dai talent si notano belle voci ma credo che sia opportuno far capire a questi giovani che non si diventa star solo dopo una trasmissione vincente ma dopo anni di gavetta, quella gavetta che io e tanti colleghi abbiamo fatto prima di arrivare a palchi importanti come quello dell’Ariston.  Noto spesso un po’ di pressappochismo fra loro, non tutti ovviamente. Ai miei tempi si faticava un po’, non ci fermavamo davanti ai sacrifici. Alcuni oggi mi sembrano anche un capellino supponenti nel sentirli parlare davanti ad una telecamera. In un talent, affidare un emergente in mano al coreografo di Madonna (sto parlando di emergente e semisconosciuto) mi sembra solo creare in lui false aspettative. Prima ci sono altre cose… Credo che l’essere modesti paghi sempre nella vita e la prima cosa che dobbiamo insegnare a chi vuol fare bene questo mestiere è questa…
 
Noi trattiamo molto di musica pop, ma notiamo che spesso viene “celebrata” una forte contrapposizione tra quest'ultima (considerata inferiore) e il rock (superiore). Cosa ne pensi?
 
Oggi c’è la tendenza a bistrattare un po’ la musica pop (popolare…). L'obiettivo di un brano pop è quello di essere facilmente accessibile a tutti, a prescindere da qualsiasi tipo di cultura musicale. In tanti si innalzano a intenditori di musica ma credo che il pop sia tendenzialmente ancora la musica che spacca. E la musica che vince sempre è quella buona! Sicuramente perché io affondo le mie basi negli anni ottanta, dove la musica pop faceva da padrona ma non dimentichiamoci che ancora oggi si suonano quei meravigliosi anni della musica! Oggi è difficile fare un raffronto con quegli anni perché la tendenza della musica va di pari passo con l’attuale momento storico, un momento di crisi. Ci sono grandi contaminazioni fra tanti generi musicali. Anche sui testi (basti pensare a quello che vince Sanremo oggi…). Non trovo che ci siano idee innovative e geniali nella musica di oggi (anche a livello internazionale a parte voci grandiose come Adele o multinazionali della musica come Madonna, Coldplay ecc…); spesso siamo portati a risentire quello che è già stato fatto in precedenza (anche se sapientemente rielaborato con le tecniche di oggi. Il rock poi è una musica che ha sempre dominato ma per funzionare (radiofonicamente parlando) si deve spesso tinteggiare un po di pop… altrimenti resta materiale da live.
 
Qual è il tuo giudizio sulla musica digitale dal punto di vista della qualità e dell'attenzione all'ascolto rispetto ai tempi del vinile?
 
Il vinile aveva un fascino tutto suo. Fantastico, favoloso, affascinante. Che favola quella puntina del giradischi che cadeva sul solco del vinile… Ma la musica digitale è sicuramente una cosa molto valida e la qualità si è decisamente elevata. Quindi la promuovo a pieni voti!
 
Qual è il supporto che preferisci per il tuo ascolto personale?
 
Io sono una abbastanza tecnologica e mi sono ben adattata alle tendenze del momento (iPhone, iPod e tutti suoi derivati…)
 
Cos’hai in questo momento nella tua playlist?
 
Ascolto tantissima musica, anche per essere  sempre aggiornata con i miei allievi! tutta quella che capita, dalla straniera a quella italiana. E non dimentico mai i classici del nostro cantautorato doc .Quindi la mia playslist è vastissima…
 
Che aria si respirava nel mondo musicale degli anni ’80 e quali sono le differenze rispetto ad oggi?
 
Credo che allora ci si credeva molto di più in quello che si faceva. E si lottava per arrivare alla meta. Oggi non credo che ci sia la solita vitalità. Trovo che l’ambiente sia notevolmente cambiato, ci sia meno umanità (anche se per fortuna esistono personaggi come Laura Pausini capaci di riempire lo stadio di San Siro con sole artiste donne e per una giusta causa come il terremoto dell’Abruzzo…). Negli anni ottanta forse ci si voleva più bene fra noi artisti e nascevano anche tante belle collaborazioni. Oggi non mi sembra accada più tanto spesso…
 
Hai ancora amicizie che risalgono a quell'epoca?
 
Qualcuna è rimasta, altre si sono allontanate (ma la vita è questa…). Io credo di essere sempre stata una persona vera e sincera e quando mi capita di tornare in televisione trovo sempre molto affetto e tanti colleghi che mi rivedono volentieri. Diciamo che ogni tanto (fra colleghi) ci si perde di vista ma quando ci si ritrova dopo molto tempo è veramente piacevole ed emozionante…
 
Una domanda che ti avranno fatto in tanti: raccontaci del tuo rapporto con Zucchero e di come è nata Volevo dirti e il relativo progetto (comprese le mitiche tute che indossavi sul palco)
 
Zucchero mi fu presentato dal mio manager. In quel momento Zucchero faceva parte delle scuderia Vegastar con altri artisti toscani (Giorgio Panariello, Carlo Conti, Stefano Sani, Niky Giustini, Graziano Salvadori, Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini eccetera..). Con Sugar  u subito feeling professionale tanto che insieme abbiamo scritto prima “Perché mi sento sola” brano che mi ha fatto vincere Castrocaro, poi  “Volevo dirti” che poi tanta fortuna riscosse a Sanremo (oltre al secondo posto) e altri brani. Il mio rapporto con lui fu molto genuino (entrambi siamo diretti e sinceri); poi, a volte capita, il rapporto si è interrotto (ma la stima no) e ognuno di noi ha proseguito per la sua strada. Chissà che magari non possa esserci una ‘reunion’ (ultimamente ho avuto contatti con sua figlia Irene per scriverle dei brani e chissà…).
 
Hai qualche aneddoto particolare da raccontare relativo alle tue partecipazioni a Sanremo (quando hai saputo ad esempio di essere arrivata seconda, le reazioni, ecc...) e di recente hai mai pensato di tornarci in veste di interprete al di là della tua attività di autrice?
 
Toto Cutugno che ci baciò e ci disse…beh ragazze…se il risultato è questo m’inchino davanti alle giurie! Non nascondo che quel Sanremo fu sorprendente e assolutamente fantastico. Ero in gara con mostri sacri della musica (Vasco, Matia Bazar, Cutugno, Gianni Morandi… ti rendi conto?).
Sono arrivata all’Ariston in maniera molto disincantata, era un’esperienza (seppur bellissima) ma non volevo investirci a 360 gradi.  Nonostante il palco dell’Ariston crei grandi timori e sembri inarrivabile per me non fu così! Ero lì, dopo un bel po’ di gavetta e concorsi canori fatti ovunque. Quante volte avevo inforcato il motorino (quando non avevo chi mi accompagnava) volando verso le tante piazze per esibirmi nei concorsi canori. 
L’emozione a Sanremo fu tanta, certo, ma era un’esperienza di vita pazzesca. Quella ragazzina toscana, giovanissima, con abbigliamento informale (una tuta!!) riuscì a salire sul podio al secondo posto! Evidentemente la mia semplicità e il mio modo di presentarmi così semplice e  ‘personale’ colpirono e arrivarono immediatamente al cuore del pubblico. Credo che l’essere se stessi paghi sempre nella vita. Io sono una persona trasparente, onesta e che non conosce la cattiveria; dopo molti anni trovo ancora un riscontro positivo in quello che faccio perché le persone con le quali ho avuto a che fare tanti anni fa le ritrovo ancora cordiali ed affettuose. 
 
Proprio su quest'ultimo punto ci piacerebbe che raccontassi infine anche della tua attività 'dietro le quinte' che riteniamo sia altrettanto importante rispetto a quella di chi va effettivamente poi davanti al microfono.
 
Hai ragione… il dietro le quinte è molto importante. Dopo il grande successo non ho voluto fossilizzarmi sul mestiere di sola cantante e ho arbitrariamente scelto di fare altro, sempre attinente alla musica e allo spettacolo: come sai conduco da anni una scuola di canto, ho composto e compongo canzoni per altri artisti, effettuo produzioni artistiche ecc… senza però rinunciare a fare serate e ogni tanto a ritornare in tv. 
Le persone che da dietro seguono gli artisti, se valide, danno una grande energia a chi vuole intraprendere il mestiere della musica. Non voglio essere presuntuosa ma cerco di trasferire loro la mia esperienza artistica, la mia professionalità e anche la mia energia. Ho un bellissimo rapporto con loro, cerco di spronarli e di far capire loro che per salire su un palco bisogna faticare. Non basta avere una bella voce ma occorre un mix di credenziali per arrivare a un buon livello: un artista deve avere un suo stile. A volte è difficile tirare fuori l’anima dai ragazzi ma io se vedo che c’è cerco sempre di farlo. Insegnando loro l’umiltà (che deve essere alla base di tutto altrimenti con me non si parte neppure…) e poi, insieme, si lavora, si studia e si costruisce. Insistendo e a volte sbattendo la testa contro il muro (la storia del bastone e della carota alternate…a volte è efficace).  Ma i miei allievi mi vogliono bene e quindi significa che non sono una troppo dura ma solo un’insegnante un po’ esigente. E i risultati spesso arrivano…

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